Nella calda notte di Ferragosto a Torrepaduli di Ruffano si tengono i festeggiamenti in onore di San Rocco, che conservano intatto il fascino della tradizione. Dentro il santuario i devoti di San Rocco gli chiedono grazia o lo ringraziano per il miracolo ricevuto.

Nella piccola cappella continuamente si recitano lodi e preghiere, si bacia ardentemente e si accarezza il simulacro ligneo del Santo che lo rappresenta come un giovane pellegrino, con ai suoi piedi un piccolo cane che gli lecca la piaga sulla gamba, provocata dalla peste. È questo forse l’aspetto più spontaneo e squisitamente devozionale che non si è mai perso, che continua di anno in anno come succede da secoli. Fuori dalla cappella, invece, si svolge l’aspetto più magico e spettacolare: sotto il ritmo incalzate dei tamburelli si svolge la nota “danza dei coltelli”. Si comincia alle 23, dopo che la statua del Santo è rientrata nella sua chiesa, per durare fino alle 5 del mattino seguente, quando al primo suono delle campane si annuncia la prima Messa: così l’aspetto religioso prende nuovamente risalto rispetto a quello profano.

La “danza dei coltelli” consisteva appunto in un duello di coltelli, danzato a ritmo della pizzica salentina. Tra i più interessanti e storici documentari sulla “danza dei coltelli” troviamo il cortometraggio “Osso Sottosso Sopraosso. Storie di Santi e di coltelli la danza scherma a Torrepaduli” girato nel 1983 e realizzato da Annabella Miscuglio (Lecce 1939 – Roma 2003) e Luigi Chiariatti, con la regia di Annabella Miscuglio e le riprese di Nicolai Ciannamea.

La tradizionale Notte di San Rocco nasce dal pellegrinaggio che i devoti facevano in onore del Santo, quando per raggiungere il santuario ed assistere alla celebrazione della messa, i pellegrini dei paesi vicini, sprovvisti di mezzi di trasporto si recavano a piedi partendo il giorno prima. Per far passare la notte, iniziavano a intonare canti tradizionali al suono del tamburello, del violino e dell’organetto, ai musicisti e cantori si univano i ballerini di pizzica incitati dal resto dei pellegrini e formando così la “ronda”.

 

 

 

 

Fonte:

Vivi Ruffano

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