fbpx

La #“Quaremma”, termine che deriva dalla storpiatura di #Quaresima, è una tradizione che mostra la commistione tra Cristianesimo e riti pagani ancora oggi presente nelle culture contadine. Si trattava di un fantoccio  di paglia con le sembianze di una strega, brutta, vecchia, vestita a lutto, il capo coperto dal fazzoletto nero, che compariva sulle terrazze delle abitazioni e sui pali della luce elettrica o appesa ai crocicchi delle strade, il mercoledì delle Ceneri, quando ormai le festività carnevalesche erano finite. Veniva comunque sempre collocata in posizione ben visibile, in modo che tutti, guardandola, fossero spinti alla penitenza e al sacrificio, propri della Quaresima.Tra le mani reggeva il fuso e la conocchia, cioè la lana da filare, simboli del tempo che trascorre, trasformazione del mito pagano delle tre Parche tra le quali una, Cloto, era la filatrice della vita degli uomini.Ai suoi piedi o all’altezza della cintola aveva un’arancia selvatica, una “marangia”, che con il suo sapore acre rappresenta la sofferenza, o una patata o una melograna, nella quale erano conficcate sette penne, che scandivano le sette settimane che intercorrono, dal mercoledì delle #Ceneri alla domenica di #Pasqua. Ogni settimana di Quaresima le veniva tolta una delle sette penne. Il giorno di Pasqua , ciò che rimaneva del fantoccio veniva bruciato tra le grida e il divertimento dei presenti: la penitenza era finita e iniziava il periodo di festa.Questo rito rappresentava da un lato lo spirito di rinuncia e sacrificio tipico della Quaresima, dall’altro aveva un carattere propiziatorio per esorcizzare la paura delle carestie e favorire i buoni raccolti dei mesi di #Marzo ed #Aprile.

La Quaremma è una tradizione ancora viva e sentita nel sud leccese  tanto che è entrata nel gergo quotidiano per giudicare una donna sciatta e poco femminile, si usa infatti dire: “Pare na quaremma!”.

 

Condividi su: